RAVENNA, 18 GEN - Da un suo profilo social aveva, tra le altre cose, accostato un istituto di vigilanza privata al boss all'epoca latitante Matteo Messina Denaro. Con questa accusa un 62enne ex guardia giurata, fondatore e presidente di una sigla sindacale minore (Mol-movimento dei lavoratori), ieri è stato condannato dal Tribunale di Ravenna a tre mesi per diffamazione. L'uomo - secondo quanto riportato dai due quotidiani locali - è però stato assolto dalle imputazione di atti persecutori nei confronti di un direttore e di pubblicazione di documenti coperti da segreto istruttorio. La Procura aveva chiesto in totale 12 mesi. Secondo le accuse sintetizzate in requisitoria dal Pm Silvia Ziniti, il sindacalista aveva diffuso messaggi diffamatori - oltre che tramite i social anche con affissioni in bacheca e volantini lasciati sulle auto di servizio - nei confronti dell'istituto 'Cittadini dell'Ordine' prendendosela con alcuni di loro in particolare, forse, aveva ipotizzato un ex collega in aula, dopo un licenziamento. Per la difesa - avvocato Marco Bertozzi - l'imputato andava invece assolto in quanto non c'era prova della attribuibilità dei post incriminati. E comunque tutto sarebbe dovuto essere compreso sotto il legittimo esercizio della critica sindacale. Per la parte civile - avvocato Fabio Briganti - si era invece trattato di una furibonda campagna diffamatoria (ha ottenuto dal giudice Antonella Guidomei una provvisionale da seimila euro). Tra le frasi più gravi richiamate in arringa, quella in cui l'imputato avrebbe accostato l'istituto alla mafia scrivendo che "I Cittadini dell'Ordine ricorrono a soggetti con condanne penali per vigilare. Peccato che Totò Riina è morto e Matteo Messina Denaro è latitante, altrimenti potevano collaborare". Fonte ANSA 2023-01-18
Ravenna, guardie paragonate e Matteo Messina Denaro: sindacalista condannato per diffamazione Fonte Corriere Romagna >>>
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