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NEWS: COSTITUZIONE NUOVA ASSOCIAZIONE DI VIGILANZA

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COSTITUZIONE NUOVA ASSOCIAZIONE DI VIGILANZA TRA PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI)

Roma, Hotel Mediterraneo - 31 Maggio 2012

 

COMUNICATO AGLI OPERATORI

- Premessa -

Gent.mi Operatori della Vigilanza Privata,

mi sono preso l'incarico di divulgare un'iniziativa ventilata da alcuni Vs. colleghi del Triveneto, intenzionati a costituire una nuova Associazione di Categoria.

Questi imprenditori hanno deciso di rivolgersi al sottoscritto cercando un punto di riferimento indipendente ed al di sopra di qualsiasi parte, una persona che potesse coordinare questo progetto in maniera serena e condivisa e che fungesse da collegamento con Istituti di vigilanza sparsi un po' ovunque tra Nord, Centro e Sud Italia e con i cui referenti il mio rapporto personale di amicizia e professione non si è mai interrotto, nonostante la chiusura della rivista La Ronda, di cui sono stato per tanti anni editore e direttore.

Questa decina di vostri colleghi del Triveneto sopra menzionati avrebbero già potenzialmente raggiunto in maniera autonoma un numero sufficiente per potersi associare in modo definitivo insieme ad un altro cospicuo gruppo di imprese, dislocate un po' ovunque nel resto d'Italia, che ho contattato direttamente nel corso delle ultime settimane e che si sono prontamente dichiarate favorevoli a questa nuova iniziativa, mostrando anzi una certa determinazione affinché il processo di costituzione venga portato avanti nel più breve tempo possibile.

L'intenzione è però adesso quella di allargare l'invito associativo ad un numero di operatori ancora più vasto, cercando di coinvolgere già nella fase di costituzione di questo nuovo soggetto associativo tutte le imprese che dovessero mostrare interesse. L'obiettivo è quello di costituire un'Associazione di categoria che rispecchi in maniera “totale” i suoi affiliati, un nutrito gruppo di imprenditori che collabori concretamente alla definizione dei punti prioritari, dei target commerciali contrattuali e politici, che l'associazione dovrà raggiungere. Per questo si è deciso di estendere l'invito a tutte quelle piccole e medie imprese che hanno, all'interno di Associazioni datoriali, affidato se stessi e gli interessi (spesso traditi) delle proprie “Aziende” ai grandi soggetti del settore, ma che evidentemente hanno bisogno di affiancarsi all'interno di un progetto associativo nuovo, serio, vincente, riservato alle tanto bistrattate PMI, un tentativo di tracciare insieme le linee guida di una proposta diversa per la sopravvivenza delle piccole e medie imprese di vigilanza del nostro Paese.

Ci si è dunque orientati all'organizzazione di un incontro pubblico finalizzato alla “fase costituente” di quest'associazione, con l'idea di coinvolgere attivamente, da subito, tutti gli operatori interessati, anche al fine di sgombrare il campo da qualsiasi elemento di sospetto e malfidenza che inevitabilmente potrebbe altrimenti accompagnare un'iniziativa di tal genere.

L'Assemblea Costituente si terrà come annunciato il 31 Maggio p.v. c/o l'hotel Mediterraneo, Via Cavour, 15 – Roma. Inizio ore 9.30-10.00c.ca. Termine 17.00c.ca.

Eventuali prenotazioni di camere da fare direttamente all'hotel -tel.064884051 - This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it (fare riferimento “convenzione Associazione PMI Vigilanza”) .

Camera singola euro 141,30

Camera dus euro 158,40

Camera doppia euro 176,40

Coloro i quali fossero intenzionati a partecipare dovrebbero confermare urgentemente la loro disponibilità compilando la scheda di partecipazione, in allegato, per la registrazione ed emissione della fattura e contemporaneamente la ricevuta di versamento pari a euro 80,00 (una quota minima necessaria alla copertura delle spese sostenute ed alla fase di organizzazione dell'evento) per ogni Istituto di Vigilanza alle seguenti coordinate:

UNICREDIT BANCA - Valandro Fulvio - IT29H0200801639000005492987

E' quasi superfluo precisare, considerato il mio percorso professionale nel mondo della vigilanza privata, che ho continuato e continuo a seguire da sempre le vicende legislative ed economiche di questo comparto. Non ho mai nascosto, a quanti di Voi mi hanno in questi mesi contattato, le mie profonde preoccupazioni in merito alla sopravvivenza delle PMI e alla deriva verso cui si sta spingendo questa categoria e ad alcune problematiche legate dal disposto Decreto Ministeriale n. 269 del 01/12/2010.

Per anni abbiamo invocato norme che mettessero dei paletti alla “facile” concessione di licenze di Vigilanza Privata, preoccupati dalle modifiche legislative intervenute su pressione e condanna della Corte di Giustizia Europea, a cui sarebbe il caso di fare ricorso, per alcuni aspetti, come hanno fatto autonomamente decine di Investigatori Privati.

Il Decreto Ministeriale sopra menzionato poteva probabilmente anche essere considerato come accettabile, l'abbiamo voluto, se pesate le condizioni generali da rispettare cui non poteva sottrarsi, ma andava evidentemente seguito da disposizioni che tutelassero il lavoro, la partecipazione alle gare d'appalto, di tutte le piccole e medie imprese (PMI) che avevano bisogno di resistere (e combattere l'idea diffusa che solo “grande è bello e giusto”) di fronte all'assalto dei famosi “Network” e di alcune gigantesche imprese del settore ben posizionate nelle stanze dei bottoni a curare i “loro” interessi.

 

Le modifiche legislative richieste da Bruxelles costituivano l'occasione di riformare in maniera congrua ed equilibrata un comparto in attesa da decenni di una nuova e più funzionale struttura operativa, ma si è invece scelto di risistemare ad uso e consumo degli operatori più ricchi regole già evidentemente bollite, a cominciare da quelle gare d'appalto assegnate in maniera molto spesso prevedibile (contro ogni logica professionale, operando delle offerte sottocosto) e da numerosi escamotage contenuti in alcune “modifiche”al testo di legge poi approvato che di fatto hanno favorito spudoratamente gli Istituti di Credito, le società finanziarie, i centri commerciali, i supermercati, partner storici dei servizi di vigilanza del nostro paese, divenuti oggi parte marginale o residuale nella cornice lavorativa degli Istituti in un mercato sempre più ristretto e cui la crisi sta assestando l'estremo colpo finale.

Pur difendendo da sempre le piccole e medie imprese è poi comunque opportuno operare un distinguo: non è mia intenzione difendere quelle società, e ne conosciamo tante, riciclatesi – ob-torto collo o per scelta – o nate con l'unica intenzione di strappare servizi sotto tariffa accumulando debiti fuori controllo per poi vendere rami d'azienda (stranamente favorite), fallire e perpetrare all'infinito questa spirale di danno verso le società che si posizionano invece sul mercato in maniera seria.

 

Ho riassunto brevemente e senza entrare in maniera troppo approfondita in questioni tecniche, argomentazioni per Voi dolorose e già ampiamente dibattute per anni sulla rivista La Ronda e nel corso dei numerosi convegni via via organizzati: mi auguro quindi che questo breve cenno, al momento, possa bastare.

Perchè costituire una nuova Associazione? Perchè dovete curare direttamente i Vs. interessi senza affidarVi ai “grandi”.

Di seguito, per non ripetermi, Vi riporto alcune prime considerazioni fatte girare, inizialmente da Vs. colleghi veneti, promotori dell'iniziativa, che entrano nel merito su alcuni dei motivi per cui oggi si sente la necessità di una nuova Associazione tra piccole e medie imprese. Successivamente vengono annunciati dei principi generali quali linee guida della nuova Associazione inerenti alla modifica o, l'esigenza di un nuovo C.C.N.L. della Vigilanza Privata senza gli orpelli accumulati in decenni (una sorta di un ponderoso trattato) di concertazione quindi un C.C.N.L. di più semplice lettura e applicazione.

Fulvio Valandro

 

COSTITUZIONE DI UNA NUOVA ASSOCIAZIONE

TRA PICCOLE E MEDIE IMPRESE (PMI) DI VIGILANZA

APPUNTI OBBIETTIVI E LINEE GUIDA

Carissimi colleghi operanti nel settore della Vigilanza Privata,

con la presente ci preme portare all’attenzione di Voi tutti, dirigenti ed imprenditori di aziende del settore del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, l’intenzione di promuovere un'associazione tra operatori del settore al fine di avviare, attraverso gli organi competenti (Prefetture/Ministero), alcune osservazioni al Decreto Ministeriale N° 269 del 01.12.2010 riguardanti i “Requisiti minimi di qualità degli istituti di vigilanza privata”.

Tale decreto impone infatti degli obblighi di adeguamento (tra i quali le caratteristiche tecniche e organizzative) che, a nostro avviso, condurranno le aziende di limitate dimensioni a sostenere degli ingentissimi e insostenibili costi. Questo comporterà, in molti casi, la cessazione dell’attività, con conseguente licenziamento di numerosi lavoratori, soci e dipendenti con la qualifica di guardie giurate e impiegati. Il tutto in un momento di crisi economico-sociale dove giorno dopo giorno aumenta la disoccupazione giovanile e dove perdono il posto lavoratori con moglie e figli a carico, la stragrande maggioranza dei quali in un'età di difficile reinserimento.

Ci pregiamo informarVi che a livello locale ci siamo confrontati con i massimi dirigenti di Confesercenti e riteniamo che tale disponibilità possa essere garantita alla nascente Associazione anche alle strutture nazionali.

E’ ormai ovvio, e di certa intuizione anche da parte del più sprovveduto dirigente d’azienda del settore, che a formulare il sopracitato Decreto e successivamente a proporlo al competente Ministero per la sua emanazione, è stato qualche “abile” consulente/professionista di una o più note società di vigilanza di elevate dimensioni.

L'obiettivo era quello di mettere ancora una volta in difficoltà le medie e piccole imprese, nell'intento di eliminarle dal mercato in tempi brevi e di riportare il proprio e singolo vantaggio economico garantito – come nel passato – dagli oligopoli.

Non bastava l’ormai noto ostacolo dei requisiti tecnici e finanziari, da dimostrare per poter partecipare a diverse gare d’appalto indette da alcuni Enti ed inserito nelle regolamentazioni “grazie” e con la scusa dell’applicazione delle “normative europee”.

(N.B. sebbene le ns. autorizzazioni siano rilasciate dopo verifica delle capacità tecniche ed economiche dai preposti Enti !!!), “studiate ad hoc” per escludere le piccole e medie società dal processo di assegnazione. Ora ci si prova anche con il Decreto n° 269, che porterà alla chiusura di diverse attività, senza peraltro aumentare la reale qualità dei servizi svolti.

Nella formulazione dello stesso Decreto, si nota inoltre una minima - oltre che generica - descrizione sull’addestramento effettivo del personale, che non valuta, né tanto meno risolve, le problematiche sulla sicurezza riscontrate quotidianamente, come gli orari e i tempi di intervento delle radiomobili in caso di allarme (per motivi economici, spesso il servizio notturno viene garantito solo dalle ore 22.00 alle 06.00, i tempi di intervento sono poi molto lunghi date le ampiezze di alcune zone da coprire e considerato il numero ingente di abbonati necessario per coprire i costi delle stesse zone).

Tanto premesso, siamo consapevoli che alcuni dei requisiti citati nel Decreto n° 269 possano essere giusti, ma siamo altrettanto convinti che taluni non possano trovare attuazione, in quanto esigono costi elevatissimi di gestione che, sommati ai costi del personale con elevata anzianità, incrementano le perdite economiche. Tali perdite non garantiranno il flusso necessario per l'erogazione dei salari, in taluni casi si dovrà licenziare o “cassaintegrare” i dipendenti, in altri casi si dovrà rinunciare a servizi pur importanti solo perché i clienti pagano a lunga scadenza. A questo si dovranno aggiungere le perdite economiche dovute alla necessità di offrire servizi ad un costo inferiore pur di mantenere i contratti, grazie all'annullamento del tariffario minimale e al rilascio di nuove e numerose autorizzazioni. Il futuro non è quindi incoraggiante per un imprenditore del nostro settore, che deve lottare quotidianamente anche con problemi di affidi bancari sempre più restrittivi, di solvibilità dei clienti (compresi gli enti statali) e dei frattanto insorti debiti con Equitalia, Inps, Inail a seguito dei lunghi tempi di pagamento per le prestazioni espletate.

Insomma: se non paghiamo ed investiamo ulteriormente ci fanno chiudere, se paghiamo le insolvenze non riusciamo a pagare i dipendenti, se non paghiamo i dipendenti ci ritroviamo addosso miriadi di denunce.

Mi permetto solo di ricordare i nostri conti: Inps, le ultime mensilità ed il TFR con il fondo rischi, cassa integrazione e mobilità per anni; assegni familiari; contributi integrati etc. etc., ed in questo momento di crisi, ci mettono alle corde anche con Equitalia, con maggiorazioni del 30%.

Si può sapere perché quando l'Agenzia delle Entrate deve fare dei rimborsi non applica le stesse maggiorazioni che Equitalia applica ai cittadini ed alle imprese per le inadempienze dovute a mancanza di liquidità temporanea?

In un momento in cui tutte le aziende (statali, private e soprattutto bancarie) stanno tagliando spese e personale per contenere i costi (come pure stanno facendo i professionisti con meccanismi associativi) il Decreto n° 269 ci impone di aumentare notevolmente i costi aziendali per continuare l’attività. Ecco il motivo per cui stiamo chiedendo a tutti voi di meditare. Evidenziamo di seguito alcuni punti citati nel Decreto che riteniamo meritevoli di attenzione, per valutarne l’eventuale modifica o addirittura l’eliminazione:

Art.4 – punto 4.1.4. – “per le sole fasce orarie di servizio con almeno 10 g.p.g., in aggiunta all’addetto alla centrale operativa, dovrà esserci un coordinatore di servizio ecc.”.

Si evidenzia così il fatto che il costo per la gestione della centrale operativa con 10 guardie giurate in servizio contemporaneo aumenterà del 100%. Chi se lo potrà permettere?

punto 4.1.5. – “il personale operativo dovrà essere incrementato del 20% per sopperire alle malattie, ferie, riposi e quant’altro”.

Quale sarà la società che potrà permettersi di retribuire il personale non operativo in attesa di eventuale impiego ?

N.B. Su questo punto non dimentichiamo che di norma il personale richiede normalmente la possibilità di effettuare qualche ora in più, per ottenere una retribuzione mensile migliore.

punto 5.3. – “un mezzo di riserva ogni dieci di proprietà ecc.”.

Anche su questo punto, l’imposizione dettata non sembra giustificata in quanto dovrebbe essere, a nostro avviso, cura e scelta della singola società gestire il proprio parco mezzi, nuovi o usati, costosi o meno, a seconda delle scelte aziendali prefissate. Per il rilascio delle nuove licenze, inoltre, viene prevista la presentazione di un progetto nel quale vengono citati i mezzi aziendali eventualmente usati!

Sorvoliamo sui costi, già previsti per la formazione e le opere tecniche nelle sedi e nelle C.O. a cui già siamo assoggettati.

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a) Ha davvero senso “dimostrare” la corretta e completa applicazione del C.C.N.L. nazionale e territoriale all’Ente Bilaterale Nazionale per ottenere le certificazioni richieste dalle Pubbliche Amministrazioni, pur sapendo che nello stesso “ente”, oltre che alle rappresentanze sindacali, siedono anche i rappresentanti delle maggiori società del nostro settore, e pertanto “concorrenti”?

b) Si richiedono depositi cauzionali di svariate decine di migliaia di euro a seconda dell’operatività territoriale dell’istituto (da € 90.000 c.ca a centinaia di migliaia di Euro nelle grandi città ecc..ecc..), che potranno essere incamerati dalle Autorità per qualsiasi “anomalia” riscontrata, benché minima. Su questo punto, vorremmo porre particolare attenzione ai regolamenti di servizio, per verificarne la loro totale e possibile applicazione, soprattutto in considerazione dei tempi biblici per il rilascio del decreto e porto d’armi per i nuovi assunti da parte delle Prefetture (che ancora si trasmettono le informazioni con sistemi cartacei!).

c) Da chi sono state stabilite e con quali presupposti le classi funzionali, i livelli e gli ambiti territoriali? Anche in questo caso, si evince la volontà di eliminare le piccole aziende, che difficilmente potranno garantire ai clienti eventuali servizi extra territoriali, con il conseguente e concreto rischio di perderli poi anche a livello locale.

d) Per gli istituti di livello dimensionale 4 oppure operativi 4 o 5, l’intestatario della licenza, l’institore o direttore tecnico dovranno possedere il profilo tecnico (UNI 10459:1995) “Funzioni e profilo del professionista della security aziendale”. Costi, sempre a nostro parere, assurdi e senza alcun beneficio, in quanto la maggior parte dei dirigenti d’azienda o intestatari della licenza con maturata esperienza (in quanto già possessori di dimostrate e idonee capacità tecniche ed economiche) non dovrebbero aver nulla da imparare e se ciò anche fosse, da chi dovrebbero imparare?

e) Nel trasporto valori e perfino, per il momento, in alcune province, nella scorta a mezzi e beni di altra natura si rende ancora più complicata ed onerosa l'attività.

Questi sono solo alcuni punti sui quale porre una scrupolosa attenzione, per poi passare all’addestramento professionale e a quant'altro previsto dal testo per garantire un più efficiente servizio, ma, soprattutto, una più oggettiva qualificazione e sicurezza al personale impiegato in servizi armati (per lo più considerati ad elevato rischio - trasporto valori, piantonamento antirapina, servizio notturno di ronda e pronto intervento etc. -).

Per ultima cosa, vorremmo evidenziare che nel nostro settore non sono state certamente solo le medie e piccole aziende ad aver avuto un passato “burrascoso”, ma ben altre imprese, alcune delle quali hanno superato questo momento con strategie a dir poco “scorrette” (con tanto di condanne penali a carico degli amministratori). Ebbene, sono le stesse imprese che ora dettano legge per mettere in crisi le aziende medie, le aziende sane. Sono state alcune grandi realtà del settore, pur inadempienti verso vari Enti e verso i loro dipendenti, oltre che ricostituite più volte con prestanomi, a continuare sempre l'attività, a discapito di tutti gli altri.

Vi è poi un altro dubbio concreto sui danni conseguenti l’attuazione del DM 269, che nasce ufficialmente per aumentare la qualità dei servizi di vigilanza offerti.

Visto l’aumento dei costi che questo decreto inevitabilmente produrrà verso il cliente finale, si produrrà una crescita sempre più selvaggia di tutte quelle società eroganti servizi di portierato/reception/accoglienza/vigilanza non armata/vigilanza antincendio e via dicendo, il“cd. servizio non armato, del quale non viene verificato neanche il casellario giudiziale dei singoli soggetti”. Queste società da anni tendono a sostituire con estrema semplicità, anche in contrasto con l'art. 134 del T.U.L.P.S., gli attuali servizi di vigilanza armata, trasformandoli in servizi di “vigilanza abusiva”, attività che solitamente sfuggono a qualsiasi controllo, non avendo le imprese esercenti nessun obbligo, se non quello di assumere i dipendenti in relazione ad uno dei CCNL che più o meno identificano la figura professionale del portiere e/o custode.

Di tutto questo nessuno si è mai preoccupato, tanto meno gli Enti Statali (vedasi Ministeri, Regioni, Province, soggetti come Enel, Telecom, etc.), i quali sono stati i primi ad attivarsi sul mercato, e che da anni approfittano anche della loro posizione di “non controllo”, utilizzando i cosiddetti “portieri” al posto delle Guardie Particolari Giurate.

Di certo il costo del servizio è in questo modo decisamente inferiore a quello della vigilanza armata, in genere del 40-45%, e genera così un modello di attività imitato oramai dalla maggior parte delle Imprese private, che prima utilizzavano la vigilanza armata, mentre ora si affidano alla “cd. vigilanza non armata per la tutela delle loro proprietà, come Edifici, Depositi, Centri di Produzione di Energia, di deposito e stoccaggio prodotti petroliferi ecc..”.

Tutto questo di certo non aumenterà il livello qualitativo dei servizi e fa ridere che si sfrutti mediaticamente l'apporto della vigilanza privata con slogan quali “i mille occhi sulla città”.

L'ipotesi di costituire una nuova associazione non è stata meditata per creare poltrone o “titoli”, ma al solo fine di salvaguardare le aziende e il settore senza aspettare inermi l'imminente catastrofe, con il fine di poter almeno dire di “averci provato”.

Grazie, quindi, ad alcune aziende del settore con sede in Veneto e Friuli Venezia Giulia ed anche ad operatori in alcuni parti d'Italia che nutrono le stesse speranze che si sono mosse, come pure alla Direzione Regionale della Confesercenti del Veneto e Friuli Venezia Giulia e ad alcune rappresentanze sindacali regionali che hanno condiviso il nostro grido d'allarme.

Se vi sono altri titolari o dirigenti d’azienda del settore, soprattutto di imprese di piccole e medie dimensioni, che condividono il nostro pensiero, sono pregati di contattare il Sig. Fulvio Valandro This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it - cell. 3356839474, affinchè egli possa aiutarci favorendo l'aggregazione di altri imprenditori sparsi sul territorio nazionale, organizzare e promuovere in tempi strettissimi una riunione ed una Assemblea Costituente a Roma.

“ La questione CCNL Vigilanza Privata”

Ipotesi di linee guida e campi d'intervento

In una fase di forte crisi economica che interessa la ns. Nazione e l'Europa il settore delle PMI della vigilanza privata ha visto e sta subendo passivamente notevoli mutamenti, sia inpositivi che organizzativi, nelle attività svolte.

Mutamenti che coinvolgono anche il modo di gestione del mercato; la grande committenza si affida sempre più ad appalti assegnati sottocosto, con valenza nazionale, imponendo alle aziende di strutturarsi adeguatamente, aprendo notevoli problemi sul territorio di governo della gestione degli appalti e di confronto con le controparti.

A ciò deve essere aggiunto l’ingresso, favorito ed incontrollato, nel settore di una presenza sempre più consistente di servizi giudicati impropriamente non sensibili, dove si riscontrano grande concentrazione di denaro e beni che sono effettuati con personale sprovvisto d’arma, e che, per il loro sviluppo ingovernabile, rappresentano un elemento di turbativa del mercato stesso della Vigilanza Privata oramai definibile residuale.

Purtroppo, nella realtà quotidiana, dobbiamo ancora registrare problemi endemici che ci trasciniamo da tempi remoti, accentuati da una gestione sul territorio da parte delle Prefetture che, anziché porre regole, controlli e dare certezze, consente il perdurare nel mercato di un caos ormai generalizzato, anche attraverso la concessione, in alcuni casi al limite del lecito, di un numero elevato di licenze, una strategia non congrua alle esigenze del territorio ed alla necessaria efficienza operativa delle aziende.

 

Un inquadramento obsoleto e incapace di valorizzare le professionalità delle guardie particolari giurate ed il perdurare della mancanza di certezze legislative, offrono un quadro critico per un settore le cui leggi di riferimento si fondano ancora sul TUPS del 1931 e su criticabili modifiche legislative al “Regolamento”, intervenute sulla condanna della Corte di Giustizia Europea.

E’ evidente che il rinnovo del contratto in questo contesto parte con molti limiti per le PMI.

Altro problema che si è sempre più affermato è la frequenza dei cambi d’appalto che assumerà sempre più importanza nel futuro. Pertanto, vista la mobilità delle aziende negli appalti, pensiamo vada avanzata la richiesta di inserire in un nuovo CCNL la norma, già prevista per le imprese di pulizie, con la quale possa esserci una normativa vincolante per la salvaguardia occupazionale delle GPG degli Istituti che perdono gli appalti, dettagliata nei passaggi di garanzia con la Direzione Provinciale del Lavoro ed a mezzo di “ENTE DI CATEGORIA” che rappresenti le PMI.

Battersi per introdurre, quindi una normativa sul cambio di appalto e/o affidamento di servizio, il rispetto delle tabelle ministeriali inerenti il costo del lavoro.

Questi brevi appunti, puramente indicativi, saranno oggetti di disamina nella fase costituente qualora la nuova Associazione tra piccole e medie imprese, prioritariamente voglia confrontarsi perchè sia adottato e riconosciuto un nuovo e più snello CCNL di categoria.

Le stesse PMI della Vigilanza subiscono da decenni un CCNL appesantito nella sua formulazione da anni di trattative e concertazioni che ne hanno snaturato la semplicità originaria.

Questa Associazione tra PMI avoca per sé e per i propri iscritti il diritto di discutere e sottoscrivere un nuovo CCNL di categoria con chiunque ne condivida lo scopo primario e che condivida l'assunto iniziale della difesa delle piccole e medie imprese (PMI) che rischiano l'estinzione dal panorama economico e produttivo del Paese unitamente alla grande forza lavoro territoriale rappresentata dalle GpG che rischiano, con le stesse, il posto di lavoro che attualmente le vede ancora impiegate.

Fulvio Valandro cell. 3356839474

www.edironda.com

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