Il fratello del politico, esponente della cosca, fu ucciso in un agguato
Estorsioni e corruzione, il mondo della vigilanza privata di nuovo nell'occhio del ciclone. Arrestate quattro persone tra le quali Gaetano Salomone, 44 anni, ex presidente di Forza Italia della circoscrizione di Secondigliano (attualmente consigliere della municipalità Secondigliano-Miano-San Pietro a Patierno) e un dipendente della Prefettura, Lucio Lattanzi, 46 anni, che all'epoca dei fatti era addetto proprio all'ufficio di polizia amministrativa (con competenza per il rilascio dei porto d'arma e delle autorizzazioni per i vigilantes). In manette anche Leopoldo Di Levo e Vincenzo Papa, di 40 e 35 anni, pure incensurati. Sullo sfondo c'è una complessa vicenda riguardante una compravendita dell'istituto di vigilanza privata «La Vittoria». Le indagini partirono dalle denunce di un imprenditore, Enrico Costanzo, che dopo avere acquistato nel 2005 la società - secondo l'accusa - divenne vittima di coloro che gliela avevano venduta e che ricorrendo a minacce e intimidazioni volevano costringerlo a restituirla gratis. Ieri gli arresti della Mobile in esecuzione di una ordinanza emessa il 20 febbraio dal gip su richiesta della Dda. Salomone e Di Levo sono indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Distinta la vicenda che coinvolge Lattanzi: il dipendente della Prefettura (sospeso) è accusato di corruzione e concussione in quanto approfittando del suo ruolo avrebbe fatto assumere Papa - indagato di corruzione in concorso - dalla società di vigilantes (percependo una somma di denaro). Costanzo rilevò nel maggio 2005 l'istituto «la Vittoria» per 200mila euro accollandosi anche i pesanti debiti. Benchè le quote fossero formalmente di Di Levo, ha spiegato d'aver concordato il prezzo con Salomone, «risultato proprietario di fatto dell'istituto», al quale aveva anche versato l'acconto di 50mila euro e gli assegni del prezzo residuo «nel corso di appuntamenti fissati presso la Masseria Cardone, nota roccaforte del clan Licciardi». Senonchè tra settembre e novembre del 2005 Costanzo fu costretto a cedere di nuovo «La Vittoria» a Di Levo e a Salomone. In un primo tempo era stata concordata la cifra di 135mila euro (costituente il debito residuo di Costanzo verso i titolari); poi passarono a offrirgli solo 50mila euro. Poi con minacce lo costrinsero a mollare l'istituto in cambio di niente. Sempre secondo indagini della Squadra mobile (basate su altre testimonianze, intercettazioni, pedinamenti e riprese video) a minacciare Costanzo erano stati Di Levo e altri soggetti rimasti ignoti ma «riconducibili agli odierni indagati e in particolare al Salomone che in questa fase evitò di apparire in prima persona», è scritto nel comunicato della Procura firmato dal procuratore aggiunto Franco Roberti. Il 6 maggio 2008 , per inciso, un fratello di Salomone, Pasquale, ritenuto elemento di spicco dell'Alleanza, è stato assassinato in un clamoroso agguato di camorra. Alcune delle minacce ricevute da Costanzo facevano riferimento ai collegamenti tra Di Levo e il clan Licciardi. Nel frattempo veniva messa a fuoco anche il ruolo di Lattanzi, «infedele dipendente dello Stato», in un quadro impressionante di illegalità elevato a sistema. Il segretario nazionale Savip (sindacato autonomo vigilanza privata) Vincenzo del Vicario stigmatizza la «crisi etica» di un settore quale emerge dai «troppi casi in cui sono emerse contiguità tra sedicenti imprenditori della sicurezza privata e elementi della criminalità».
di Luisa Russo

