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NAPOLI:Tribunali, uccisa guardia giurata
LA REPUBBLICA
LUNEDÌ, 19 GENNAIO 2009 Pagina II NAPOLI
Tribunali, uccisa guardia giurata Mistero sul movente. Ma una telecamera ha ripreso i killer Tre pallottole, una alla nuca. La vittima avrebbe compiuto ieri ventotto anni CONCHITA SANNINO I sicari arrivano qualche ora prima del suo ventottesimo compleanno. In sella a una moto, puntano la pistola a sangue freddo contro un vigilante in divisa, mentre è in servizio nei vicoli del centro storico. Uno dei proiettili ferisce mortalmente il giovane alla nuca. L´agente si accascia tra via Tribunali e via Concezio Muzii, nel cuore della vecchia cittadella giudiziaria ormai dismessa. Aveva appena completato, insieme con un collega, il giro di perlustrazione nell´istituto del Banco di Napoli. Poi torna in strada e trova due killer alle spalle. Tre pallottole. Lui si accascia in condizioni gravissime, sotto gli occhi del suo compagno di turno: morirà dopo mezz´ora al Loreto Mare. Mentre gli assassini scappano senza strappare un solo euro, né la pistola del metronotte alla scena del delitto. È stato ucciso così, a mezzanotte, a ridosso di Castelcapuano, Umberto Concilio, giovane dipendente dell´Istituto "La Vigilante", di San Giovanni a Teduccio, famiglia senza alcun legame di criminalità. Un giallo. Misterioso il movente. Non si esclude una storia passionale. La polizia avrebbe già identificato uno dei sicari: grazie soprattutto alla registrazione delle telecamere installate nei pressi della banca. L´occhio elettronico piazzato a difesa dell´istituto avrebbe infatti registrato le fasi centrali dell´aggressione. Materiale prezioso. Già visionato in ogni dettaglio dagli 007 della "Omicidi" della squadra Mobile, sezione diretta dal vicequestore Pietro Morelli. Vendetta di camorra contro un lavoratore che aveva visto qualcosa di troppo? Oppure Concilio è stato assassinato in un regolamento di conti? Il fascicolo è stato aperto dal pm di turno, Fabiana Magnetta. Sono in corso accertamenti delicati e riscontri ad alcune piste investigative, all´esito dei quali l´inchiesta potrebbe finire alla sezione di criminalità cosiddetta "comune", oppure al pool antimafia della Procura. Il raid è stato comunque efferato e fulmineo. Troppo mirato a quel bersaglio e alla sua morte, perché si possa pensare ad un reato predatorio. «Se non c´è un bottino, non può esserci rapina», ragiona uno degli inquirenti. La vittima avrebbe compiuto ieri 28 anni. E, quasi sicuramente chi lo ha ucciso lo conosceva e aveva con lui un conto in sospeso. Forse, anche una lite. L´indagine è a un bivio: o quel vigilante aveva opposto un rifiuto o procurato un fastidio ad un criminale, che ha inviato i suoi scagnozzi a vendicarlo; oppure la vittima coltivava relazioni con l´ambiente da cui provengono i sicari. Ipotesi da valutare, quest´ultima, ma intanto già in contrasto con le decine di testimonianze di colleghi ed amici. «Umberto era un gran lavoratore, sempre disponibile - racconta un collega della centrale operativa dell´Istituto - durante la notte, tra un controllo e un altro ci portava sempre caffè e cornetti. Aveva sempre un pensiero carino per tutti noi». Molti anni fa, in quella stessa via dei Tribunali, "la Vigilante" vide morire un altro dei suoi lavoratori: «Anche lui ucciso. È una strada maledetta, brutta». L´Istituto «La Vigilante» ricorda, in una nota, che «dopo 12 anni l´azienda viene colpita nuovamente. Operiamo tra rischi e pericoli, in nome della legge. Ma ci si ricorda di noi solo in tragiche occasioni».

